La Kasherut Ebraica

di Jean-Michel Carasso

Il rituale alimentare, chiamato in ebraico “kasherut” (adeguamento), considera nei minimi particolari la maniera di nutrirsi degli ebrei religiosi, e in effetti è abbastanza difficile immaginare di parlare di cucina ebraica senza parlare di cucina “kasher”. Nella definizione, diciamo folkloristica, della cucina ebraica si possono riconoscere modi e pietanze che derivano dalle varie cucine con le quali gli ebrei sono venuti a contatto e che hanno adottato nel corso della loro lunghissima diaspora, modi e pietanze che però hanno sempre interpretato in chiave “kasher”, per l’appunto, “adeguandoli” alle regole religiose, regole che nel loro caso rappresentano in maniera molto forte un insieme di riti che mirano a mantenere la coesione del gruppo di appartenenza. Continua a leggere

Il caffè turco- La perla nera

“Questo caffè viene dallo Yemen?“ Si diceva un tempo a Istanbul, ironicamente, quando il caffè ritardava ad arrivare, ovviamente si parlava del caffè turco.

Il caffè turco veniva dallo Yemen, che allora faceva parte dell’Impero Ottomano, nel sedicesimo secolo arrivò a Istanbul e, mezzo secolo dopo, si diffuse in Europa attraverso i mercanti veneziani.

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LE MISCELE DI SPEZIE NEL MONDO

di Jean-Michel Carasso

Le miscele di spezie sono nate in tutto il mondo da pratiche antichissime, che hanno a che fare con la medicina tradizionale empirica quanto con la cucina. L’uso delle spezie, in effetti,  è legato ad un “sapere” ancestrale che da sempre aiuta l’uomo a proteggersi contro certe malattie, a “rinforzare” l’organismo, e in certi casi addirittura a guarire. Con lo sviluppo della medicina “scientifica”, la funzione delle spezie e delle miscele di spezie si è ridotta, per diventare soltanto una funzione aromatica o gustativa, anche se la presenza delle spezie è tuttora riconosciuta come benefica in molti casi. Basti pensare alla curcuma, oggi decantata universalmente per la sua potenza profilattica e curativa, alla cannella che regola il tasso glicemico, ai semi di finocchio benefici per l’apparato digerente, e a tante altre spezie di cui alcune entrano addirittura nella composizione di alcuni farmaci moderni. Mescolare le spezie per ottenere miscele, a ben guardare, non è mai un atto casuale: le spezie si mescolano in funzione del sapore globale che conferirà la miscela, ma anche in funzione di antiche “alleanze” terapeutiche forse oggi non più riconoscibili dalle nostre parti ma ancora perfettamente comprensibili per gli addetti di alcune medicine orientali o per alcuni detentori occidentali di quella “scienza” empirica tramandata di generazione in generazione. Quindi, anche se non sappiamo più perché, quando usiamo le miscele di spezie nelle preparazioni che le richiedono ricordiamoci che c’è, e c’è sempre stato, un “perché”. Le miscele di spezie sono decine e decine nel mondo, ed è impossibile conoscerle tutte, ma un “giro del mondo” di queste miscele non può prescindere dalla lista che vi propongo qui. Alcune singole spezie o alcuni ingredienti necessari per realizzarle a casa non sono sempre facili da reperire, ma oggi anche da noi se si cerca un po’ si trova praticamente tutto.

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La storia dell’uovo di Pasqua

L’uovo di Pasqua ha origini molto antiche che si rifanno a riti legati all’inizio del periodo primaverile visto come rinnovamento della natura e quindi legato alla fecondità. Durante i secoli si sono poi aggiunte altre tradizioni e leggende. L’uovo rappresenta la Pasqua nel mondo intero: c’è quello dipinto, intagliato, di cioccolato, di terracotta e di carta pesta. Ma mentre le uova di cartone o di cioccolato sono di origine recente, quelle vere, colorate o dorate hanno un’origine radicata nel lontano passato. Le uova, infatti, forse per la loro forma e sostanza molto particolare, hanno sempre rivestito un ruolo unico, quello del simbolo della vita in sé, ma anche del mistero, quasi della sacralità.

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Michel Nardi

Michele è conosciuto e apprezzato per la sua cucina “emotiva” che potremmo definire una rivisitazione personale della cucina elbana. Non solo e non tanto perché reinterpreta i piatti tradizionali, ma perché combina gli stessi alle erbe selvatiche presenti in grande quantità e varietà sull’isola. Crea accostamenti originali capaci di far rivivere, a chi li assapora, le emozioni vissute lungo i sentieri elbani. Michele ha trovato nei proprietari dell’Hotel Cernia Isola Botanica le persone con le quali condividere questa visione e sviluppare questa cucina. Si è diplomato alla Scuola Alberghiera all’Elba, ha avuto la fortuna di incontrare come insegnante Alvaro Claudi, appassionato cultore della cucina elbana, che gli ha dato la giusta impostazione. Le origini campagnole e la cucina di famiglia gli hanno dato l’imprinting per fare queste scelte, un po’ in giro per il mondo e poi la decisione di rimanere all’Elba per la passione per il mare e per questa terra ricca di natura.

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Patrizia Vanelli Cambiano

Patrizia e suo marito Massimo lavoravano e abitavano a Milano, nel ’98 avevano realizzato che non volevano più stare in città e avevano un sogno: andare a far i contadini. Hanno trovato il loro posto in un borgo al confine fra il Piemonte e la Liguria nell’alto Monferrato: Le Ramate. Hanno scelto di allevare capre camosciate nei17 ettari di pascolo e bosco della loro proprietà, hanno ristrutturato la loro casa, costruito una stalla e un caseificio. Hanno studiato, approfondito le tecniche casearie e deciso di utilizzare un metodo antico con le tecnologie attuali come quello della “cagliata lattica”. Producono dei formaggi speciali a latte crudo che vendono nelle principali città italiane come Milano e Roma ma anche a Parigi, in Germania e tra poco a Londra.

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La vera storia di Babbo Natale

Le origini si fanno risalire alla cultura cristiana, in particolare alla figura di Nicola, nato a Patara in Licia, (Turchia) da una ricca famiglia, intorno al 270 D.C..
Vescovo di Mira e quindi Santo veneratissimo protettore del popolo, infatti, Santo Nicola, viene ricordato come porta doni. Quando morì le sue spoglie, o le presunte tali, vennero deposte a Myra fino al 1087. In quest’anno vennero trafugate da un gruppo di cavalieri italiani travestiti da mercanti e portate a Bari dove sono tutt’ora conservate e di cui divenne il santo protettore.

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