Annamaria Tossani

Annamaria è una giornalista appassionata di cucina, è stata una pioniera del genere, aveva esordito nel 1976 con “Dove andiamo a cena stasera?” Da circa sei anni conduce “Aspettando il TG” una trasmissione che si occupa di cucina in diretta su Italia 7, ospita cuochi che preparano dei piatti, ma anche giornalisti, storici, produttori. L’atmosfera è quella di un salotto di casa dove oltre a cucinare si parla di prodotti, di storia, di cultura enogastronomica. Annamaria lavora per realizzare una televisione che educhi al gusto e al buon gusto, che rivaluti la qualità di quello che mangiamo, al di là delle mode, sia in casa che nella ristorazione.

 Come è stato il tuo ingesso nel mondo della cucina? E’ una tua passione? 

Si vede che era nel mio segno. Tanti anni fa, era il 1976, collaboravo con Radiolibera e Telelibera Firenze, erano la prima radio e televisione privata di Firenze, ed avevo una rubrica con quello che sarebbe diventato mio marito: “Dove andiamo a cena stasera?” Era una trasmissione che prevedeva una visita in un ristorante, ovviamente una visita privata, non dichiarata,  alla quale seguiva una critica scritta e poi in radio e televisione come format. Fece abbastanza scalpore perché non era un periodo in cui i critici venivano molto considerati. Dopo in realtà la cucina è rimasta sopita come attività di lavoro ma è rimasta invece come interesse. Infatti, il modo di cucinare, di fare la spesa, l’attenzione a tutto quello che ruota intorno alla tavola, ai profumi è qualcosa che mi ha sempre attirato.

Oltre al lavoro cucini, ti piace mangiare?

Cucino, mi piace mangiare, molte delle cose che mi piacciono come apparecchiare la tavola e andare al mercato sono passioni che provengono dalla mia famiglia.

Tu sei di origine fiorentina?

Io sono di origine fiorentina e discendo da una antica famiglia, questo amore per le belle cose mi viene da tutto il mio retaggio familiare sia paterno sia materno. La mia nonna materna, di nascita maremmana, era una bravissima cuoca ed aveva una serie di ricette che venivano dalle tate di famiglia; è lei che mi ha insegnato ad amare i profumi della campagna, a conoscere le erbe e ad apprezzare la grande qualità dei cibi. Poi mia madre e mio padre erano degli igienisti convinti ma cercavano nella tavola non solo un momento di convivialità ma anche un momento di nutrimento, di quello giusto che era sia dello spirito sia quello materiale.

Hai avuto un bell’imprinting familiare?

Si, amore per gli oggetti della tavola, per quello che rappresenta la propria storia, per certi cibi che lego ai ricordi. Negli anni ottanta andai a vivere a Roma e lì ricevevo moltissimo, avevo passione per i mercati, per la cucina, per la bella tavola, per un modo di ricevere diverso, più godurioso: i romani hanno una facilità nell’aprire i cuori e i palati delle persone che non tutti riescono ad avere e questo insegnamento è entrato dentro di me. Poi ho viaggiato abbastanza e ho conosciuto diversi tipi di cucine. Una volta ritornata a vivere a Firenze, con le figlie un pochino più grandi, sono entrata in punta di piedi come personaggio di bon ton in una trasmissione di una rete televisiva locale. Poi ho avuto una mia trasmissione, “Mosaico”, che era di attualità e quindi ricerca del personaggio, del piatto, dell’oggetto, dello stile e poi da Rete 37 sono arrivata  a Italia 7. Italia 7 aveva un programma, da quattro anni, che si chiamava “Sapori di Toscana”  condotto da Claudio Sottili. La trasmissione aveva più o meno una impostazione che allora era di grande attualità e consisteva nell’introdurre il cuoco che poi presentava la ricetta; le puntate venivano registrate e trasmesse in differita. Sapori di Toscana si e’ trasformata in Aspettando il TG: ormai sono più di sei anni che sono arrivata io in questa trasmissione e ci sono stati diversi cambiamenti, Claudio, a cui sono molto grata per gli insegnamenti ricevuti, ha lasciato l’emittente e sono rimasta da sola ad occuparmi di Aspettando il TG. In quest’ultimo anno ho vinto cinque premi della critica che mi gratificano tanto. Ho avuto il premio Iarro per la diffusione dell’enogastronomia insieme ad Ermete Realacci: insomma ho avuto diverse soddisfazioni, soprattutto in termini di audience.

La trasmissione “Aspettando il TG” ha la tua impostazione?

Troppe sono le trasmissioni di cucina che sono tutte uguali, e la ragione e’ che le trasmissioni televisive sono sottoposte a tutta una serie di vincoli pubblicitari che ne limitano la credibilità. D’accordo con il mio Editore ho cercato di coniugare il prodotto, o meglio la storia del prodotto con la storia delle ricette al fine di rendere la trasmissione sempre più credibile.

Hai cercato di ricostruire le basi culturali dei prodotti, della cucina di un luogo?

Si, lo sforzo per ciascun piatto e ciascun prodotto, e’ di farne emergere le basi culturali, cercando di valorizzarne lo spazio loco-temporale. Per questo abbiamo cercato di selezionare i cuochi cercando di avere soprattutto dei professionisti veri che credono in un prodotto giusto. Oggi andare in un ristorante è un lusso, quello che negli anni settanta e ottanta era una normalità oggi non lo è più e quindi abbiamo cercato di valorizzare quei cuochi che escono fuori, per la loro bravura nella ricerca della qualità. quanto poi ai cosiddetti stellati, quei cuochi che possiamo definire artisti, proprio perché artisti,  qualunque sia il loro tipo di cucina, è un piacere farli conoscere. Mi piace proporre questi cuochi che fanno una cucina creativa per la quale hanno studiato e hanno raggiunto dei livelli di successo, mentre quelli alla moda non ci interessano.

Questa selezione la fai te?

Si assolutamente. Da quando sono rimasta da sola questa trasmissione ha una impostazione più personale, condivisa con la testata e la produzione. Una trasmissione di cucina nella quale ci sono gli interventi di ospiti, ieri un direttore di un museo, oggi un giornalista, tutte persone che amano cucinare. Il clima è un po’ quello della cucina di casa mia, quell’ambiente nel quale arrivi e ti senti a casa e hai voglia di scherzare e di assaggiare come tra amici.

Infatti siete molto seguiti. 

La trasmissione va in onda anche su Sky ed a livello internazionale; ci seguono anche dagli Stati Uniti, ci hanno scritto da Toronto in Canada, dalla Francia e un po’ da tutta Europa e noi lo monitoriamo perché in trasmissione abbiamo un quiz ogni sera e viene premiato un telespettatore e attraverso le telefonate che giungono sappiamo da dove ci chiamano.

Il vostro raggio d’azione, non del pubblico, ma della cucina, è toscana o vi allargate?

Ci allarghiamo, noi partiamo dalla cucina toscana, infatti il vecchio titolo era “Sapori di Toscana”, ma oggi parlare solo di Toscana sarebbe un limite. Certo la Toscana ha una bella tradizione di cuochi ma anche una bella accoglienza di cuochi di altre regioni, poi abbiamo cuochi internazionali.

Niente come la cucina è contaminata, mescolata, tutti i piatti sono frutto di incroci. La storia è quella che ci raccontiamo, di chi ha cominciato a scrivere di cucina, a parte l’Artusi non si scrive da moltissimo tempo.

La cucina non si scrive da tanto tempo ma l’attenzione alla cucina c’è sempre stata anche ai tempi dei romani, c’erano dei manuali di cucina, poi è diventata di larga divulgazione grazie all’Artusi.

Il tuo è un osservatorio privilegiato, vedi tantissime persone che si occupano di cucina. Voglio chiederti due cose: dal tuo punto di vista cosa sta succedendo nella cucina, e cosa sta succedendo nella comunicazione?

Dal mio punto di vista c’è un eccesso di comunicazione di cucina, ci sono dei messaggi che vengono ripetuti talmente tanto da risultare esasperati. Per esempio il concetto di “ km0”, che nasce come concetto intelligente e ora è diventato un vessillo secondo me slegato e mal usato. La comunicazione ha fatto si che dei concetti base importanti e seri siano sfruttati non in modo corretto.

La comunicazione è onnivora

Quando mi dicono: sai io ho tutto a km 0, quindi questo fa lievitare i prezzi, io replico: scusi ma lei non usa limoni o altro….allora diciamo che sono prodotti italiani!

La tendenza è a utilizzare cibi di stagione

Secondo me oggi la comunicazione è eccessiva e questo fa si che la gente non capisca più bene, o dia un valore economico superiore a certe cose alle quali eravamo abituati, giustifichi di pagare di più il prodotto biologico o a km 0 quando in realtà non ce ne sarebbe bisogno. Paghiamo lo scotto di tanti anni di disinformazione e oggi che vogliamo recuperare la patata di famiglia, i fagioli dello zio ecc.. arriviamo a giustificarli con dei prezzi molto più alti in nome di questo ritorno alle origini. Non è giusto: eravamo abituati a mangiare bene ad avere le nostre cose nell’orto ed a conoscerle. Attraverso una comunicazione sbagliata, che e’ quella dei modelli americani, ci siamo lasciati affascinare  da temi estranei alla nostra tradizione. Per fortuna alcune catene di supermercati hanno compreso di essersi ispirate a modelli di comunicazione errati e stanno intelligentemente mutando approccio e pertanto proponendo i prodotti di stagione.

Per ritornare alle cose di prima le dobbiamo “confezionare” diversamente.

Basta pensare alle nostre cucine che sono diventate gigantesche con frigoriferi enormi in stile americano.

Nel panorama delle trasmissioni importanti quanto è il peso degli sponsor secondo te. Tu ti senti più libera?

Io mi sento più libera, con questo ti rispondo. Considera anche che Aspettando il Tg e’ una trasmissione che viene fatta da uno staff tecnico eccellente, perché noi abbiamo dei collaboratori di studio preparatissimi, ma che, editorialmente, in realtà è fatta da me, da una stagista  e un’assistente marketing, con i suggerimenti preziosi e la supervisione del Direttore di Testata, Isabella D’Antono.

Un successo come quello della Parodi da dove viene, perché in fondo propone cose normali da una persona che credo abbia una conoscenza tecnica generica, forse la vicinanza allo spettatore?

Secondo me la Parodi è stata la prima a seguire il format americano in cui una persona di successo, in quattro balletti ti cucina dei piatti: è stata la chiave vincente. Una operazione di marketing notevole, ma credo che il punto importante sia entrare nella mente di una donna di casa che cucina; anche se gli sponsor importanti che ha la sua trasmissione ne determinano la qualità. Tornando alla domanda, vi sono anche dei precedenti di successo negli anni passati; per es. Ugo Tognazzi con i suoi libri di cucina. Era un attore di grandissima notorietà  però in cucina aveva successo per la sua normalità. Anche negli anni ’70, ingiornali e riviste, c’era sempre, nella pagina dedicata allo spettacolo, il personaggio che cucinava e che riceveva: se ci si riflette, entrare nelle case altrui è sempre stato motivo di successo.

 Intervista di Valter Giuliani

 http://www.publitoscana.it/aspettando_il_tg.html

 

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