Mariachiara Montera

Mariachiara ha origini campane, è laureata in Scienze della Comunicazione a Bologna e condivide la passione per il cibo e per il web con il compagno Fabrizio. Maricler, come si firma online, si definisce un’unconventional foodblogger con il suo blog “The chef is on the table” ma è anche  Social media manager e organizzatrice di eventi. Insieme a Francesca Gonzales ha creato una iniziativa di successo: la Foodie Geek Dinner, ovvero una cena itinerante in tutta Italia che riunisce intorno a un tavolo il network web del food. Insieme a Fabrizio Roych ha ideato un corso di Food Writing, un corso specifico per chi nel web scrive di cibo. In Mariachiara trovi le caratteristiche migliori di una persona giovane: onestà intellettuale, curiosità, poliedricità, voglia di divertirsi e capacità nella comunicazione. Da un anno ha lasciato Milano, il suo lavoro come dipendente e una città frenetica, per trasferirsi nella più tranquilla Torino, per cambiare lavoro e….soprattutto mangiare bene. Ha un sogno: occuparsi di progetti editoriali che riguardano il cibo. 

Come possiamo definire quello che fai, di cosa ti occupi?

Questa mattina stavo preparando dei bigliettini da visita e pensavo che è difficile definire cosa faccio: Digital Pr (le vecchie Pr, trasposte nel web), Social Media Manager (Gestione dei profili social dei clienti) e organizzo anche eventi.

Bisognerà trovare una nuova definizione?

No, ho scritto tutte e tre, perché non potrei rinunciare per ora a nessuna di queste tre attività. Mi piace moltissimo curare i canali social, cercare immagini coinvolgenti, conversare con delle persone, costruire relazioni con i fan. Ho bisogno poi di qualcosa di un po’ più reale, e di concretizzare la mia passione per progettare e coordinare, per cui non potrei mai rinunciare a organizzare un evento.

Proviamo a raccontare Mariachiara dall’inizio.

Mi sono laureata in Scienze della comunicazione con una tesi sulle biblioteche: sì, volevo fare la bibliotecaria. Ho lavorato per due anni in biblioteche pubbliche, mi piaceva tantissimo data anche la mia passione per i libri. Poi ho cambiato per caso e per destino

Quando hai cominciato ad occuparti di cibo?

Nel 2006 con il blog, insieme a  Fabrizio, il mio compagno.

Condividete anche questa passione, oltre a tutto il resto.

Si condividiamo la pancia (nessuno di noi potrà mai essere magro ). Ci siamo fati ispirare da alcuni food blogger italiani e stranieri: ci piaceva moltissimo il fatto di preparare una ricetta e pubblicarla sul blog, era il modo per noi di conoscere ingredienti che non conoscevamo.

Tu amavi la cucina prima del web, da dove viene questa passione, la tua famiglia ha avuto un ruolo?

Sicuramente una delle “colpevoli” più importanti è mia zia Paola: in più, veniamo da due famiglie in cui il supermercato s’è visto poco o niente. Io andavo a prendere le uova dalla vicina di casa che aveva le galline nel pollaio, mia nonna aveva le galline in soffitta, per dire. Mio nonno aveva l’orto, e in genere sono cresciuta con una famiglia che sapeva riconoscere il sapore buono delle cose, senza grandissima tecnica culinaria.

 Quali sono le tue origini?

Sono nata e cresciuta fino ai 18 anni in un paesino di seimila persone che si chiama Olevano sul Tusciano, vicino Battipaglia. Poi sono andata a vivere a Bologna per studiare all’università: da studentessa non ho curato molto la mia cultura gastronomica, ma appena sono cresciuta un po’ e ho potuto scegliere, ho avuto forte la voglia di cercare e scegliere quello che mi ricordava i sapori di casa.

Così hai messo insieme a questa voglia alla capacità di comunicare.

All’inizio The chef is on the table è nato come blog di ricette e di recensioni di ristoranti, ci piaceva fornire la nostra opinione e confrontarci con altri,  ed è servito tantissimo a farci crescere. Dal blog siamo passati a scrivere recensioni per guide cartacee e online, e lì continui l’esercizio di critica e di confronto con altri, una bella scuola. Abbiamo poi lasciato perdere l’aspetto delle ricette perché col tempo ha smesso di entusiasmarci..

Poi il fenomeno foodblog è dilagato.

Sì, infatti adesso più che mai occorre trovare una voce riconoscibile per il tuo blog, che si traduce in: scopri cosa ti piace e apri un blog. Il blog è lo specchio di quello che fai, di quello che ti piace, allora comunica davvero quello che ti piace. Ci sono state un po’ di polemiche sul termine “foodblogger”, eppure è un mondo che secondo me ha un enorme valore.

Cosa ne pensi del rapporto tra le aziende e i food blogger, si sta spostando una parte della pubblicità in forme diverse e usano i food blogger o influencer perchè hanno un seguito e possono parlar bene di un prodotto?

“Parlar bene” non è scontato: quando un foodblogger è bravo, riesce a mantenere la sua obiettività. Dipende molto dal tipo di blog che hai e cosa comunichi: l’importante è mantenere la propria coerenza. In questo momento c’è un rapporto molto stretto tra aziende e blogger, perché a monte c’è un rapporto di fiducia tra il blogger e i suoi interlocutori: se quindi il blogger che leggo mi parla bene di un prodotto, tendenzialmente mi fido, e cerco anche io quel prodotto. Oggi che è normale che un’azienda contatti un blogger, e che c’è quindi maggiore consapevolezza da parte dei blogger della loro posizione all’interno della comunicazione food, l’azienda si trova a dover sapere come relazionarsi con i blogger. Occorre competenza. Proprio per questo le grandi aziende si appoggiano ad agenzie o a persone che si occupano di Digital Pr. La piccola azienda, d’altro canto, non ha il budget necessario e spesso nemmeno la conoscenza approfondita di questo mondo, però capita che il suo approccio sia più fresco.

 Adesso quali sarebbero i tuoi clienti ideali?

 Attualmente collaboro con agenzie per Digital Pr nel settore Food, organizzo eventi e gestisco i profili social per clienti food ma non solo. Mi piacerebbe moltissimo seguire la comunicazione di scuole di cucina, perché è un bellissimo ambiente in cui si fanno e si possono fare tante cose interessanti. Mi piacerebbe occuparmi di ristoranti, ma dovrei smettere di scrivere recensioni, pena conflitto d’interessi: mi piace tantissimo parlare con gli chef, lavorano come matti e hanno una energia e una perseveranza unici.

So che hai ideato delle nuove iniziative insieme ad altri?

Si ho ideato e proposto insieme ad altri iniziative come la Foodie Geek Dinner e il Corso di Food Writing. .

Di cosa si tratta?

La Foodie Geek Dinner è una cena itinerante in tutta Italia che riunisce intorno a un tavolo il network web del food: foodblogger, web editor, giornalisti gastronomici, instagramers, twitstar, socialmedia manager, appassionati di food, digital pr, aziende tech e food. La Foodie Geek Dinner è nata a Torino nel novembre del 2012, da un’idea mia e di Francesca Gonzales. La cena è su invito e su candidature. Il menu viene proposto dai partecipanti, secondo un tema che cambia a ogni edizione. Dopo Torino, la Foodie Geek Dinner ha fatto tappa a Milano il 6 marzo 2013, con un enorme successo di pubblico. Tutte le edizioni sono state largamente sold out, intercettando e coinvolgendo la totalità degli attori del mondo food e geek. La sede della prossima tappa è in corso di definizione.

E il corso di Food Writing?

È un corso di scrittura legato al cibo tenuto da me e da Fabrizio che abbiamo tenuto qui a Torino con Zandegù Editore. Lo scrivere di food oggi ripaga tanto in visibilità e seguito: ci sono tanti fronti, ognuno col suo registro differente. Serve elasticità, attenzioni e cura, sia che si faccia la cronaca dalla propria cucina, e sia che si rappresenti una azienda con milioni di clienti. Lo dicevamo prima: occorre scovare la propria voce e perseguirla.

Beh mi sembra che le idee non vi manchino!!

Quello che mi piacerebbe tantissimo è sviluppare dei progetti legati all’editoria di cibo, per unire il mio pallino per i libri con il cibo.

Torino, dove ora vivi, è un po’ la capitale del cibo in questo momento..

Io sono innamorata del Piemonte, innamoratissima: qui ritrovo anche alcuni tradizioni e cibi che mi ricordano la Campania. Ho conosciuto Torino perché da Milano venivo qui a cena, tra piole e ristoranti emergenti: ogni volta che ci venivo, mi sentivo a casa. Abbiamo cercato lavoro qui, ci abbiamo messo un annetto e poi ci siamo trasferiti. Milano non è mai stata la nostra città, nonostante ci abbia dato tantissimo.

Intervista di Valter Giuliani

www.thechefisonthetable.it