Paolo Mazzarri

La famiglia Mazzarri produce vino da più di due secoli nello splendido scenario del golfo di Lacona all’Isola d’Elba, dalla cantina si vede e si sente il mare. Paolo è cresciuto in mezzo alla vigna e alla cantina insieme ai nonni che gli hanno trasmesso la passione per il vino. Dalla metà degli anni ’90 Paolo ha ricostituito l’Azienda Agricola Mazzarri mantenendo le vigne che i nonni avevano piantato con i vitigni autoctoni, e piantando di nuovi. Produce degli ottimi vini tipici dell’isola, sia bianchi che rossi, uno straordinario Aleatico passito e, unico produttore elbano, un ottimo Bianco Passito. L’azienda produce anche un ricercato e apprezzato olio extravergine di oliva.

Quando è iniziata l’attività vinicola della vostra famiglia?

Nella prima metà dell’800, risale al mio trisavolo.

La produzione del vino era per commercializzarlo, per venderlo?

Si la produzione era venduta in parte in loco ma venivano anche da fuori, in particolare dalla Liguria, a comprare il nostro vino. Le mie conoscenze vengono dai racconti della nonna e da persone che conosco da tanto tempo come Umberto Gentini, ex direttore dell’APT,  un persona che fa ricerche storiche e scrive sullo “Scoglio”, trimestrale che parla dell’Elba del passato.

Quando hai iniziato ad occuparti di vino?

Fin da bimbetto quando c’era mio nonno entravo dentro le botti, era il lavoro dei ragazzini, dei piccoli che entravano da tutte le parti. Avevamo il palmento per il mosto, per la fermentazione, erano due vasche da 50 quintali, costruite in pietra e poi cementate e io da bimbo c’entravo dentro; poi c’era il torchio, la lavorazione era in parte meccanizzata.

Quando hai preso in mano le redini dell’azienda?

Nel 1996 è stata ricostituita una società per rimettere un po’ in piedi la cantina. I terreni c’erano, le vigne c’erano ma le stavamo facendo sopravvivere, non le utilizzavamo al meglio, non le curavamo in maniera corretta, facevamo un po’ di vino per produzione propria. A me la vigna è sempre piaciuta forse proprio perché fin da piccolo ci sono stato dentro e mi sono detto che non si poteva continuare così, o le togliamo completamente e non abbiamo più questo impegno o ci prendiamo un impegno più grosso. E’ stato da lì che è iniziato tutto, abbiamo messo in piedi questa azienda con dei collaboratori   Marco e Bujar, sono molto competenti e lavorano con tanta passione e disponibilità, senza il loro impegno l’azienda non sarebbe arrivata al livello di qualità che ha raggiunto.  Così è iniziata la ripresa della produzione con i vigneti che esistevano, non rinnovando e togliendo i vecchi vitigni ma mantenendoli. Questa è una mia scelta perché  sono due le possibilità che hanno i viticultori: o il rinnovo dopo 25 30 anni delle vigne, o mantenere il vecchio il più possibile. Naturalmente la resa è più bassa essendo una vite vecchia ma di una qualità migliore.

Quali sono i vitigni che usate?

I vitigni che usiamo possiamo considerarli autoctoni nel senso ampio. Se andiamo a vedere il DNA risalgono al Trebbiano toscano, noi lo chiamiamo Procanico, ha una particolarità che lo rende diverso dal Trebbiano che si può trovare sulla costa perché ha le bacche piccoline che tendono al rosa in maturazione ed è molto particolare. Non si trova dalla parte di là se non perché proviene da qualche vivaio di qui per l’innesto. Poi abbiamo il Vermentino,  abbiamo scoperto che veniva chiamato dai nostri vecchi Riminese, probabilmente le prime persone che portarono questo vitigno venivano da quelle parti. Il principale vitigno che usiamo per il vino rosso è il Sangioveto, questo è il  nome che viene dato al Sangiovese, sicuramente il vitigno a bacca rossa più sviluppato in Italia.

C’era una migrazione stagionale dall’Emilia per lavorare le vigne.

Mia nonna mi raccontava che venivano a lavorare da noi i Lombardi, così li chiamavano, ma in realtà erano emiliani,  poi alcune famiglie si sono fermate e sono residenti da generazioni. Il lavoro nelle loro terre finiva con l’inizio delle necessità delle terre qui, così si spostavano e venivano all’Elba per la stagione. Mi raccontava mia nonna che più di cento persone venivano a zappare le vigne e dormivano all’addiaccio perché nessuno aveva lo spazio per ospitarli tutti, era una migrazione interna notevole.

Questa vicenda degli emiliani che venivano a lavorare le vigne all’Elba è venuta fuori parlando della Schiacciunta, dolce tipico della zona di Poggio e Marciana, era fatta con lo strutto che non era tipico del posto ma l’avevano portato i “lombardi”.

Oltre al Procanico e al Vermentino c’è poi l’Ansonica e il Moscato che viene utilizzato per fare il passito anche se noi lo inseriamo nel vino bianco secco fresco, lo vinifichiamo separato e poi lo assembliamo insieme al bianco per dare una nota diversa dal classico Bianco dell’Elba. Per quanto riguarda il Sangiovese sono diversi i cloni presenti, se andiamo a vedere ce ne sono diverse varietà: a bacca piccola e a bacca grossa, c’è qualche cambiamento proprio nel DNA della pianta, il ceppo è lo stesso ma nei secoli ha avuto delle variazioni. Il Morellino di Scansano è quello, il Brunello di Montalcino è quello, però ci sono a bacca grossa e a bacca piccola, così qua è tutto Sangioveto però se andiamo a vedere pianta per pianta ci sono delle differenze.

Il rosso ha come base il Sangioveto…..

Sangioveto principalmente, in una vigna nuova che è stata piantata nel 2000 abbiamo del Cabernet Franc, vitigno Internazionale con il quale facciamo un vino che si chiama Vigna Nuova,  ed è Sangioveto nei vari mix dei cloni e Cabernet Franc per un 10% circa. Abbiamo una vigna che è vecchia con la quale facciamo il Vigna Vecchia che ha più di 60 anni, le vigne che abbiamo recuperato hanno più di 60 anni, qualcuna ne avrà anche cento, quella dell’Aleatico bisogna andare a  vedere le piante per vedere l’età reale. Il vino Vigna Vecchia ha un percentuale di Alicante Bouschet, è un vitigno molto particolare di origine sia francese che spagnola ed  è diffuso in tutta la costa mediterranea

Quando sarà arrivato qui all’Elba ?

 Probabilmente l’hanno portato gli spagnoli, mia nonna lo chiamava “tintillia” perché quel tipo specifico di Alicante, il Bouschet, è a polpa rossa e contrariamente alla maggior parte dei vitigni rossi che sono a polpa bianca. In questa vigna ce n’è pochissimo ma da una caratteristica interessante al vino. L’Alicante ha una maturazione anticipata rispetto al Sangioveto, quando si va a raccogliere l’Alicante è asciugato come l’aleatico ed ha una gradazione e una concentrazione di colore ancora più forte

Quanti ettari di vigna avete?

Sono tre ettari e mezzo di vigna, poca roba considerando l’estensione dei terreni perché qui ci sono tutte terrazze, erano tutte vigne, ho anche un ettaro e mezzo circa, che coltivo ma non è di proprietà.

L’Elba era tutta una vigna in antichità

La zona pianeggiante contrariamente ad oggi non era coltivata a vigna, oggi si fa la vigna in piano perché si lavora bene con le macchine, una volta era tutta la zona collinare a vigna nel piano ci seminavano le cose per mangiare mentre il vino era per guadagnare. Quassù c’era una zona in collina che seminavano e la lavoravano tutta a zappa.

Con tre ettari e mezzo quanto vino fate, quante bottiglie producete?

Poco in rapporto a quella che potrebbe essere la produzione reale con delle vigne nuove, arriviamo al massimo di 15000 bottiglie in totale, tieni conto che ci sono quelle di Aleatico e di Passito che sono 0,375 o 0,50.

L’attività si regge con questi numeri?

Con molta fatica infatti sto cercando di alleggerire la mia parte di impegno per quanto riguarda la gestione delle attività turistiche per riuscire meglio a dedicarmi alla cantina, non è tanto la parte agricola direttamente che mi impegna quanto la commercializzazione e la vendita

Con quali modalità lo vendete?

Si vende bene qui sul territorio ma si potrebbe fare meglio perché comunque l’aleatico, che è il vino principale il più importante dell’Isola del’Elba, ha delle potenzialità enormi però bisogna spostarsi al di fuori dell’Elba.

I prodotti dell’Elba sono sconosciuti fuori dall’isola

Sconosciuti ai più, sono conosciuti da chi è venuto qui per vacanza.

L’attività si mantiene integrata con le altre, il fatto è che non si vende tutto l’aleatico.

Non è che non si vende, io l’ho venduto, ci si fa a venderlo è chiaro che se si spinge molto la produzione aumentando la superficie bisognerebbe prima aver raggiunto altri mercati o altre zone perché se aumenta la domanda posso fare certe scelte altrimenti……Sono convinto che c’è molta potenzialità perché i prodotti sono di buona qualità.

Io il rosso non lo conoscevo, perché in estate si beve più volentieri il bianco, il rosso non mi attirava ma quando l’ho assaggiato ho scoperto un ottimo vino. Non  mi attirava perché il nome Rosso dell’Elba evoca un vino generico senza  carattere e poi si chiamano tutti Rosso dell’Elba. 

Elba doc Rosso qualche azienda il nome l’ha dato.

Si ma c’è Elba rosso in grande nelle etichette per tutti.

Si ma la DOC è questa.

E’ come per il Chianti  ce ne sono tantissimi ma sono conosciuti con il nome della fattoria, penso che sarebbe utile connotarli di più  altrimenti  non si distingue il tuo dagli altri. 

Però è come il Brunello di Montalcino sono tutti Brunello

Si ma Brunello è un marchio forte e riconosciuto, e mi pare che come produttori non siete molto uniti nella promozione.

Si, divisi e uniti allo stesso tempo, comunque il mercato è piccolo e le aziende sono piccole, quindi anche le risorse economiche per la promozione non sono grandi. 

Se non fate promozione fuori dall’Elba.

Esatto, l’Aleatico non è mai stato lanciato nella maniera corretta per questi motivi qui. Pensa con l’aleatico ci si fa il rosato, io ho fatto un rosato che era uno spettacolo ma è stato una prova in una ottica di ripiego per quando ci troviamo di fronte ad elevate produzioni di uva.

Avete anche una produzione di olio?

L’olio extravergine di oliva che produco è un blend di olive, moraiolo, leccino, frantoio, pendolino. Una buona parte sono piante messe a dimora negli anni venti/trenta del secolo scorso, all’epoca delle bonifiche in Maremma le piante di olivo erano distribuite gratuitamente. In totale in azienda ci sono 400 piante di cui 90 le ho piantate una quindicina di anni fa. La maggior parte è posizionata sulla collina sopra la cantina quindi in una posizione non molto comoda per la raccolta. Nel periodo di raccolta che va dalla metà di Ottobre a Dicembre secondo le annate, una volta ogni due giorni circa andiamo a frangere le olive raccolte  al frantoio che si trova presso il Consorzio Agrario. La spremitura viene fatta a freddo e la produzione è diversa ogni anno, qualche anno fa abbiamo raccolto quasi1000 kg. di olio, che è stato il massimo in assoluto, due anni fa solo200 kg. e l’anno passato ne circa500 kg.

Intervista di Valter Giuliani

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