Pablo Keito Canestrini

Keito ha trasformato la passione per l’enogastronomia trasmessa da suo padre in una attività. Ha fondato una società di comunicazione per valorizzare all’estero i prodotti di qualità  della miriade di piccoli produttori italiani. Poi Keito ha tessuto una rete di referenti territoriali per disegnare una mappa di itinerari enogastronomici da proporre a gourmet che vogliano conoscere un territorio e una cultura attraverso il cibo. Una impresa giovane, basata sulla relazione fra le persone che vi collaborano, sulla condivisione delle idee, sull’entusiasmo da trasmettere ai produttori e ai clienti.

Ci racconti la tua esperienza, la tua formazione, come hai creato questa attività?

La mia vera professione sarebbe quella di giornalista ma dopo un periodo intenso ho deciso di mollare e di dedicarmi a quello che è sempre stata la mia passione: l’enogastronomia, della quale si occupa anche mio padre.

Tuo padre si occupa di questo?

Mio padre è medico ma insieme ad alcuni suoi amici negli anni 50 andava in giro per enoteche e davano giudizi sui vini molto prima che esistessero la guida dell’Espresso o del Gambero Rosso o Michelin. Io ho un patrimonio di quaderni con oltre diecimila etichette di vini recensite per annate, una collezione storica che mio padre mi ha dato e che custodisco gelosamente. Quindi puoi capire che sono stato instradato bene, prima come passione e poi quando ho deciso di renderla una professione. Ho cercato prima di tutto di capire com’era il mondo della comunicazione nell’enogastronomia. Per prima cosa ho fatto a Roma il Master del Gambero Rosso, che conoscevo perché avevo fatto dei corsi di cucina,  dopo quel master ho capito che tipo di progetto volevo realizzare che poi si è concretizzato in questa società che si chiama Gastronomitaly. E’ una società di comunicazione e promozione enogastronomica il cui scopo è quello di favorire, far emergere i produttori delle piccole e medie realtà. Per  valorizzare i prodotti  prevalentemente a livello internazionale, perché il livello medio di cultura enogastronomica sul nostro paese all’estero è molto più elevato di quello che abbiamo noi italiani.

Tu pensi che all’estero hanno più conoscenza che in Italia ?

Sicuramente i gourmet conoscono di più alcuni prodotti italiani, però è nella nostra filosofia, nella mia idea fare cultura attraverso il cibo. Fare cultura all’estero attraverso il buon cibo sano.  All’inizio siamo partiti con delle iniziative con dei produttori, quando ancora la crisi non aveva attaccato così tanto, li portavo all’estero, organizzavo degli incontri particolari. L’ambasciata ci ospitava e c’era dall’altra parte un pubblico selezionato di poche persone, al massimo 50 addetti ai lavori intenzionati ad accogliere nelle loro strutture dei “food corner” o comunque dei prodotti italiani  di qualità, rari. Questo ha permesso ad alcuni produttori di allargare la loro quota di mercato o di aprirsi una nicchia di mercato all’estero con un discreto successo.

Chi sono nei vari paesi i vostri interlocutori ?

La selezione viene fatta su mio input e insieme al responsabile commerciale dell’ambasciata del paese, sono degli executive chef, direttori di food, manager di ristoranti, di negozi particolari come qua a Roma c’è Castroni, di questo tipo. Spesso sono dei compratori che vogliono avere dei prodotti di fascia alta,  e noi intendiamo quelli genuini, dall’olio a prodotti come le conserve, ci sono delle conserve stagionali e prodotti artigianali. Questo ha funzionato fino a quando i produttori avevano da spendere. Poi abbiamo creato delle alternative per la  promozione studiando degli eventi ad hoc per far conoscere i prodotti, magari contaminando il cibo con l’arte, creando delle sinergie. Abbiamo ovviamente i classici servizi che offre una società di comunicazione, servizi di ufficio stampa e cura del sito, social network, marchio del prodotto.  A lato di questo, ad aprile, sempre nel tentativo di fare cultura del buon cibo rivolta all’estero, ho creato una branca della mia società che si chiama “Gastronomitaly in Tour

Ho visto su Facebook, interessante. Di cosa si tratta?

Il sito è in costruzione arriverà a fine mese mentre quello di Gastronomitaly è  momentaneamente giù perché stiamo riguardando la grafica ma penso che entro una settimana dovrebbe essere pronto. Gastronomitaly in Tour è una mia idea che parte da lontano, da buongustaio spesso mi capitava andare in giro per l’Italia a vedere le Strade dei Sapori, le Strade dei Vini e  trovavo spesso poca cura dell’organizzazione, a parte qualche regione dove le amministrazioni funzionano un pò meglio e motivano i produttori. L’idea è stata quella di creare degli itinerari enogastronomici  che coinvolgessero le realtà territoriali di piccole e medie imprese che non possono più investire nell’andare fuori, e far venire invece la gente da noi facendogli scoprire dei percorsi particolari sul territorio

Chi sono le persone che vengono a fare i tour?

Il mercato migliore è quello anglosassone e quello americano, quello asiatico dell’estremo oriente, cinesi e giapponesi e il mercato del nord Europa scandinavo fino alla Danimarca.

E gli italiani?

Questi itinerari, per la loro particolarità, si differenziano da qualsiasi tour enogastronomico che trovi in giro e di questo siamo molto fieri. Il modo nel quale sono pensati e costruiti, e soprattutto chi li ha costruiti. Pensa che la prima persona a cui ho chiesto, che poi non ha avuto il tempo per altri motivi è stato Adriano Liloni.  Da lui poi sono partiti una serie di contatti in tutta Italia, alcuni li conoscevo già e sono amici, altri contatti me li ha passati lui e poi siamo diventati amici.

Una rete di persone sul territorio.

La cosa buona è che sono tutti venuti a Roma, ci siamo incontrati più volte, abbiamo condiviso una filosofia, un approccio e poi gli itinerari sono stati creati da loro.

Un approccio come quello dei Sovversivi del Gusto?

Una peculiarietà, una serietà nella scelta delle singole aziende, dei percorsi. Abbiamo adottato due fasce una di prezzo: una più alta dedicata all’estero, perché ci stiamo accreditando come referente principale per quanto riguarda l’enogastronomia presso tour operator stranieri di fascia alta che lavorano qua in Italia. Per le agenzie di viaggio e tour operator italiani abbiamo creato dei pacchetti a prezzi più contenuti, i tragitti sono più o meno gli stessi però alloggiano in hotel di minor costo. Poi ci sono le formule week end molto carine che sono tre giorni due notti a prezzi molto abbordabili perché il più caro è intorno ai 400 euro. L’azienda che vai a visitare ti offre una degustazione un pò particolare e gli italiani che sono un pò più restii quando si muovono si muovono con queste formule qua, comprensibile visto il periodo. E’ un tipo di pubblico il nostro molto mirato, abbiamo iniziato ad aprile e a luglio da zero si sono creati otto itinerari in otto regioni diverse.

Quanti siete a lavorare?

Nella società siamo in quattro e poi ci sono una serie di collaborazioni alle quali affidiamo quelli che sono i nostri servizi, comunque sono tutti amici, sono tutte persone che ho scelto io.

Hai puntato su un rapporto di conoscenza, di fiducia, di condivisione.

La persona che si occupa per noi degli eventi è una amica dell’università, la conosco da venti anni e gli altri due sono persone che ho conosciuto nel corso di questi due anni, hanno creduto nel progetto e si sono buttati con grande entusiasmo a costruire una cosa cosi complessa che richiede comunque molto lavoro.

Chi sono, se ci sono, i vostri concorrenti?  Chi fa in Italia questo tipo di lavoro? Siete tra i primi?

Per quanto riguarda i tour non ci sono concorrenti, prima di iniziare questa avventura abbiamo visto cosa proponeva il mercato e dove erano i limiti di queste iniziative. Il tipo di filosofia che noi abbiamo è completamente diversa, noi puntiamo a dare visibilità all’azienda o alla struttura del ristorante che merita, vale, ma è poco conosciuta. Un pò il concetto della prima guida Michelin e addirittura delle Guide du Routard, è un ripescare quel tipo di filosofia. Per farti un esempio i referenti territoriali li discuto io e su Genova  la persona che organizza è stata per otto anni la responsabile comunicazione per lo Slow Food. Ha creato un bellissimo tour di cinque giorni sulla riscoperta della cucina genovese attraverso tre cene degustazioni su tre ristoranti diversi che fanno tre tipi di cucina: tradizionale, contemporanea e rivisitata. Un percorso molto lineare anche di visite ad aziende. In questo senso non abbiamo concorrenti perché andiamo in un’altra direzione rispetto sia a Slow Food che al Gambero Rosso.

Voi vi muovete anche con un’altra libertà un’altra snellezza

Assolutamente il nostro è un discorso piramidale ma parte dal basso, troviamo la nostra peculiarietà dal fatto che le persone che materialmente costruiscono gli itinerari sono persone di estrema competenza, di estrema serietà, stimate  nel panorama dell’enogastronomia, sono gente che gli è piaciuta questa idea  e che ha trasmesso ai ristoranti e alle aziende questo approccio. E’ una partecipazione e una gioia anche nell’essere partner di questo progetto, da chi vogliamo promuovere, e il fatto di essere presentati da persone che loro conoscono  e che stimano. In questo il primo è stato Adriano Liloni, che è una forza della natura.

E’ una persona passionale, se la cosa gli piace ci si butta.

Lui è tutt’ora amareggiato, mi ha chiesto scusa che non é riuscito a realizzare questo suo tour in Lombardia, ma d’altronde aveva e ha altri problemi. Da settembre ad ora, nonostante  siamo privi del sito che stiamo ultimando, ci siamo mossi su alcuni canali tipo Facebook e altri social network siamo riusciti in sei mesi a fare una cosa che in genere ci vuole un anno e mezzo. Noi non abbiamo un ufficio fisso, ci spostiamo o lavoriamo ognuno a casa nostra, ci riuniamo in un posto per fare il punto altrimenti via skype o via mail.

E’ la forza di oggi non avere strutture pesanti, sono solo costi.

Io ho investito le mie energie, e anche una discreta somma, ho coinvolto anche i miei genitori che hanno creduto in questo progetto e anche nei momenti di difficoltà, come è fisiologico che ci siano. Io non ho mai avuto dubbi perché veniva sempre da qualche parte un segnale che era la strada giusta.

Ne sono convinto perché è uno dei patrimoni di questo paese ancora non ben valorizzato e poi è cosi vasto che credo ci sia spazio per tanto tempo

Assolutamente è un mare magnum.

Quando sarà on line il vostro sito?

Presto e sarà un sito fatto su due parametri: uno di facile interpretazione per i tour operator stranieri, ma anche fruibile per un utente normale. Il mio desiderio sarebbe quello di proporre Gastronomitaly in Tour  come una società di consulenza Enogastronomica per i Tours operators internazionali

E’ molto interessante il discorso della rete che state costruendo sui territori, credo che sia il punto di forza. Dal mio punto di vista i prodotti vanno accompagnati da contenuti di contestualizzazioni, io sto andando a fare interviste ai produttori e anche ai miei occhi quei prodotti assumono un’altra valenza, direi che aggiungono sapore, se è possibile dire una cosa del genere, e questo va comunicato.

Nella parte descrittiva che diamo all’utente cerchiamo di spiegare come è nato l’itinerario, cosa vanno a visitare, perché sono state scelte quelle aziende che hanno una storia particolare, o il proprietario, o il posto che è particolare. Il nostro slogan è “Il viaggio inizia sulla poltrona e finisce sulla poltrona”  una cosa che io dico sempre è che la persona quando viaggia deve veramente emozionarsi, deve capire il valore che c’è dietro il prodotto che sta assaggiando, lo comprerà e ogni volta che lo ricomprerà avrà piena consapevolezza di quello che sta comprando.

Infatti io lo dico sempre che è un problema di tipo culturale stiamo vendendo pillole di cultura dentro l’olio o il vino.. Bene mi sembra un progetto iniziato da poco ma su basi solide.

Intervista di Valter Giuliani 

www.gastronomitaly.biz/

 www.gastronomitaly.biz/in-tour/