Carlo Eugeni

Carlo è un elbano di Poggio che ha girato il mondo per lavoro. Ha imparato nel corso del suo lavoro ad apprezzare la buona cucina e gli alimenti di qualità. Quando è andato in pensione è ritornato all’Elba ed ha promosso la cultura dello Slow Food nell’isola. Conosciuto, apprezzato  è un instancabile animatore delle principali iniziative enogastronomiche che si realizzano nell’Arcipelago Toscano. E il responsabile della Condotta Slow Food dell’Elba e Capraia.

 

Come inizia il tuo rapporto con il cibo?

Io ho iniziato a lavorare con la Pan America linee aeree e ho lavorato con loro dal 1965 fino al 89, quando ci fu il disastro di Lokerbie, accompagnavo delle persone in giro  per il mondo. La Pan America mi dava questi gruppi di 20, 25 persone alle quali organizzavo dei tour in Europa. Per lo più erano delle vedove rompiballe, i mariti avevano pensato bene di morire per fargli un regalo, dopo questa esperienza passai sempre con loro al controllo della qualità. Diventai  Quality Control Manager e questo mi dette la possibilità di entrare un nel mondo del cibo perché fra le cose da controllare c’era anche la qualità del cibo che si serviva sugli aerei.

Un tempo questo aspetto era molto curato sugli aerei.

Un tempo era molto più curato, dipendeva quanto la compagnia aerea voleva investire. La Pan America era una compagnia molto prestigiosa a quei tempi loro avevano l’esigenza, soprattutto nella Clipper Class  e la Club Clas, che erano le classi più di lusso. La Clipper era il lusso totale la Club era una buona prima classe di ora.  Iniziai ad occuparmi del cibo perché era  molto importante offrire un servizio e dei prodotti di qualità eccellente. Riuscii a proporre dei menù che dai 10 dollari costavano 14 inserendo vini italiani come il barolo.

Di quale luogo sei originario?

Di Poggio, dell’Isola d’Elba

Un elbano in giro per il mondo.

Con loro imparai a frequentare un po’ il mondo del cibo e poi al fallimento della  Pan America che avvenne dopo Lokerbie 1989 passai con la Delta, la Pan Am non esisteva più e la Delta aveva bisogno di qualcuno che si occupava di questo settore visto che la Pan Am in parte fu assorbita dalla Delta. Lì iniziai ad organizzare dei tour enogastronomici sempre queste vecchiette americane che venivano in Europa e volevano  fare delle scuole di cucina di 15-20 giorni e volevano frequentare il mondo della grande ristorazione. In Francia avevamo Ducasse a Parigi, Bocuse a Lione, Gualtiero Marchesi in Italia era uno dei nostri e seguendo questi tour da vicino,  andavo anche io a vedere quello che facevano, mi è nata questa passione per il cibo. Quando sono andato in pensione nel ‘97 sono tornato all’Elba e ho fondato la condotta Slow Food. Quando siamo partiti eravamo circa 10 persone, poi 30, 40, 100 e adesso siamo circa 200. Slow Food mi ha dato la possibilità di fare una rete sul territorio, apertura dell’Enoteca della Fortezza dove poi ho trovato Antonio che segue quella linea di Slow Food. Mercato della terra e del mare a Procchio dove vendiamo solo prodotti locali, pesce locale, e questo mercato per l’Elba sta andando bene, il lavoro al momento si concentra molto sugli orti scolastici. Insegnare ai bambini come si produce il cibo la verdura, come si può fare. Noi li chiamiamo orti scolastici le scuole li chiamano fattorie didattiche.

Si ma la sostanza è la stessa, un contatto con la materia prima, se uno si rapporta solo al supermercato crede che la roba da mangiare nasca impacchettata.

Valorizzare il territorio, non è vero che non abbiamo nulla, è una bestemmia abbiamo tutto meno ma ce l’abbiamo.

Magari abbiamo smesso di produrre certi prodotti?

Abbiamo il turismo mordi e fuggi, che è uno dei disastri più grossi che ci possa essere perché i produttori non sono interessati alla grande qualità, ma alla quantità e  far soldi subito questa maledetta idea di far soldi che poi che ci fa, ora si saprebbe perché ce n’è pochi. Continuiamo ad andare avanti con la valorizzazione del territorio con la valorizzazione dei prodotti locali abbiamo messo su l’associazione dei produttori dell’olio che ora camminano da soli e il mercato del pesce a Marina di Campo

A si, non lo sapevo?

C’è un mercato dove ci sono 16 soci con 16 pescherecci e c’è questo mercato del pesce locale solo pescato locale.

Il passaggio tra la Pan Am e la filosofia Slow Food è qualcosa che poi è maturata negli anni. Quando hai iniziato con Slow Food non ricordo in che anno

Nel 1987  o 1988

Eravate visti come dei sognatori. 

Io mi ricordo di questi pazzi incatenati a Piazza di Spagna: Carlin Petrini e Della Piana  andarono ad incatenarsi di fronte al McDonald che doveva  aprire. Riuscirono a fargli cambiare l’insegna, infatti è l’unico McDonald al mondo dove non ci sono i colori di MacDonald ma la scritta è in bronzo e quando si entra dentro si trova prima un grandissimo display di verdure fresche che vengono dalla campagna, insalate pomodori tutta quella roba li.

Forse tornado all’Elba hai trovato lo stimolo a ripensare.

Mi piaceva il cibo

Perciò c’è stato un ritorno al cibo con questo approccio qui. E ora le prospettive dicevi pesce di Marina di Campo è l’ultima cosa e poi cosa c’è in vista

In mente c’è questa iniziativa degli orti scolastici in Africa, la Condotta ogni anno raccoglie circa 1000 euro e si creano orti in Africa con questi soldi ne abbiamo  creati come Slow Food circa 6 o 7000 orti dove la gente di questi piccoli villaggi vengono aiutati. L’altra cosa che facciamo è il vino biologico. Il vino vero si chiama dove dei produttori, per esempio della Russia dalla Georgia. che avevano delle serie difficoltà. Producevano in maniera non corretta, non sapevano vinificare troppo bene,  pur essendo quella la madre di tutte le viti europee che abbiamo. Con gli aiuti stanno facendo dei prodotti buoni, si cerca di aiutare quelle comunità  con il cibo e con il vino o qualsiasi cosa producano.

Quale è il rapporto con i produttori qui all’Elba, questo approccio di Slow food lo incominciano a prendere bene?

E’ molto difficile nelle zone dove c’è più turismo, perché il turismo è un inquinamento economico.

Non si riesce a combinare la qualità del prodotto con il turismo, un vino buono credo che anche un turista possa apprezzarlo.

Turismo ecologico e si certo però per esempio se ne parlava prima con loro abbiamo questo problema dell’Aleatico. L’aleatico è uno di quei vini che da noi fa da apripista  a tutto il vino dell’Elba, purtroppo questo vino per molti anni è stato bistrattato proprio da coloro che lo avrebbero dovuto salvaguardare: i ristoratori. Perché cosa facevano veniva la gente all’Elba gli davano un bicchiere di Aleatico di quello fatto con il bastone e dicevano questo è l’Aleatico dell’Elba. E no questo non è l’aelatico dell’Elba questa è una fregatura che dai a lui vendendogli o regalandogli un prodotto che non è l’Aleatico. Ora le cose sono cambiate i vini sono migliorati sono venuti dei produttori di fuori anche dei bravi produttori, per esempio come Farcas che era proprietario di Villa Cafaggio uno dei migliori chianti che si faceva ora lui ha venduto Villa Cafaggio è venuto qui all’Elba ha comperato del terreno  e ha piantato delle vigne. Altri enologi sono venuti

Comincia a migliorare la qualità un pò in generale?

Comincia a salire la qualità e questo è una bella cosa, poi andiamo dietro a cercare i prodotti che stanno scomparendo per esempio le castagne dall’Elba stavano scomparendo per questa malattia  che è stata importata, un bacillo che distrugge la pianta.

Con tutti i castagni che ci sono.

A noi di Slow Food ci hanno dato in affidamento circa tre ettari di terreno, abbiamo tolto tutte le piante malate abbiamo reinnestato con piante locali e si sta andando avanti così nella zona  di S. Cerbone dove c’è il romitorio.

Protezione sui prodotti che sono minacciati.

La scomparsa delle erbe di campo che era una delle cose più buone, c’erano delle persone che le raccoglievano e le vendevano al mercato: la bietolina, gli asparagi, la borragine. Stiamo perdendo molto per via dei cinghiali e dei mufloni specialmente nel versante occidentale. I mufloni sono devastanti, questi animali non hanno antagonisti perciò si riproducono tantissimo.

Questo approccio alla qualità  incomincia ad essere percepito positivamente sul territorio. I mercati della Terra e del mare adesso sono in tre località.

Capoliveri fa il mercato a km 0 comunque è sempre con quell’approccio. Noi all’Elba facciamo tante cose, alcune anche bene ma il problema nostro è che non le comunichiamo, un pò quello che dicevi te, nessuno sa che si fanno queste cose.

Io l’Enoteca della Fortezza l’ho trovata in internet eppure qui ci vengo spesso.

Devo dire che per l’Enoteca della Fortezza Osvaldo Bevilacqua  della RAI ci ha dato una bella mano, però abbiamo il comune di Portoferraio che non ha ancora capito come si valorizza una città. Dovrebbe essere il biglietto da visita dell’Elba. Questo inverno abbiamo fatto 30 cene a tema all’Enoteca, siamo andati a scoprire una persona, Carlino, che produce uova e sta in Valcarene in cima. Lo che sai all’Elba Zini e Tamagni allevano tutti e due la chianina,  ma ci vorrebbe che la Regione Toscana investisse in un mattatoio mobile, perché all’Elba non c’è più un mattatoio.

 

Intervista di Valter Giuliani

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