Antonio De’ Medici

Antonio è nato in un paese tra Reggio Emilia e Parma, studia Agraria e la passione per l’enologia lo porta lavorare in diversi posti in Europa.  Con l’Elba c’è un legame antico del nonno che ha lavorato li nella Marina Militare. Un giorno arriva all’Elba per il compleanno di un suo amico e si innamora di Fiona, con la quale si sposa, e dell’Isola. Aderisce al progetto Slow Food per promuovere una enoteca che fosse il luogo di valorizzazione dei prodotti locali, e dal 2008 gestisce l’Enoteca della Fortezza a Portoferraio un luogo pieno di fascino dentro la Fortezza Medicea del 1500.

 

Come è nata l’Enoteca della Fortezza?

L’Enoteca della Fortezza nasce dall’esigenza di dare un luogo di prestigio ai prodotti dell’agricoltura dell’isola. Come testimonianza della ripresa dell’agricoltura che negli anni passati si era quasi fermata perché la terra e il tempo veniva destinato quasi tutto al turismo. Da dieci anni a questa parte, con nostro grande piacere, l’isola è tornata a riconquistare terra ad uso agricolo. Il vino, che è un prodotto molto prestigioso, l’olio extravergine di oliva, che sempre di più si sta rivalutando. Per tanti anni gli ulivi sono stati trascurati e anche altri prodotti di grande qualità, come il  miele, o gli oggetti che piccoli artigiani locali lavorano sull’isola. C’è un presidio dello Slow Food insieme ad Orbetello nel mare tirreno, che è quello della palamita.  E’ un pesce che qui si pesca in abbondanza, è della famiglia del tonno ma molto più piccolo, un pesce azzurro che è indubbiamente di ottima qualità e lo si può lavorare in tanti modi.

Io ho scoperto l’Enoteca della Fortezza su internet, non l’ho scoperta venendo a Portoferraio.

La prima cosa è che siamo nascosti dalle mura di Portoferraio, non essendo sulla prima linea del mare è un luogo che lo si deve scoprire. Oggi si ha la fortuna di avere questo mezzo di comunicazione che è internet, sempre più utilizzato dai giovani, sempre più alla portata in qualsiasi momento. Grazie a questi sistemi come l’I Phone, grazie al wifi  gratuito, o poco costoso come servizio, ecco che l’Enoteca diventa immediatamente la perla di Portoferraio; è costruita all’interno di questa galleria del 1500 ed è veramente molto suggestiva.

 

L’enoteca è una associazione?

L’enoteca è un luogo gestito dalla Condotta Slow Food Isola d’Elba che ha come obiettivo la promozione e la presentazione del prodotto del territorio. Il luogo è del comune che ha patrocinato l’evento con tutta la volontà di essere parte operativa di questo progetto.

Tu sei un socio di questa struttura

Esattamente

Che ruolo hai in questa vicenda?.

Nel 2006 ho conosciuto Carlo Eugeni, che è il fiduciario dello Slow Food  Isola d’Elba e Capraia. Ho conosciuto Marcello Fioretti, che è il presidente del consorzio Elba doc; e Iginio Disperati che allora era il presidente dell’Agenzia per il Turismo e ho avuto la possibilità di entrare in questo progetto dell’enoteca. Oggi sono ancora qui a testimonianza di un progetto che è nato solido, è nato con delle ottime fondamenta e su una giusta via.  L’Enoteca in questi anni è cresciuta, da enoteca che voleva essere un contenitore di vini oggi ci siamo aperti anche ad altri prodotti dei presidi Slow Food. I formaggi della Montagna Pistoiese, gli affettati della Garfagnana e vogliamo continuare  a crescere e ci apriremo presto alle altre piccole isole come enoteca, piccole isole d’Italia e del mediterraneo.

Mi sembra un’ottima cosa.

Questo per continuare a dimostrare che il lavoro è in corso.

Tu non sei elbano quali sono le tue origini, che studi hai fatto?

La mia formazione non quella della scuola alberghiera ma dell’istituto tecnico agrario. Io sono stato formato più su metodi di produzione e distinzione dei prodotti, poi la passione è quella che ti spinge nella vita a continuare in un cammino. Ho un ricordo di quando ero molto giovane, circa 14 anni, i miei genitori, mio padre e i suoi fratelli avevano un ristorante.

Dove?

Io sono nato a Montechiniglia che è tra Reggio Emilia e Parma, in Valdenza o Valle Matildica  come dir si voglia. E’ un luogo molto bello, non è vicino al mare ma comunque si mangia bene e ci sono tantissime prelibatezze. Ho questi ricordi molto vivi di questa gente che lavorava in cucina, della preparazione dei piatti, della presentazione in sala. Sono rimasto sempre molto affascinato da questa lavorazione, il ristorante oggi non esiste più, io ho continuato a viaggiare in diversi paesi europei lavorando nel settore. Ho lavorato in wine bar e in locali dove, come qui all’enoteca, il piatto è in accompagnamento ai vini. Noi facciamo accompagnamento, non è un vero ristorante, abbiamo una carta veramente limitata di piatti però lo facciamo per valorizzare i prodotti dell’isola. Credo che se uno ha venti primi in carta difficilmente può garantire  veramente la freschezza di tutti.

E all’Elba come ci sei capitato?

Sono capitato come sempre accade per caso, anche se mio nonno era  all’Elba in Marina.

Perciò c’era un legame?

C’è un legame si, si. Ho delle lettere scritte da mio nonno da Portoferraio alla  nonna, a Reggio Emilia, dove le chiede della salute di mio padre. All’epoca  i suoi fratelli erano molto piccoli, poi venne spostato a Genova e dopo decise di abbandonare la Marina e rientrò in Emilia per stare con la sua famiglia, e da li diventerà agricoltore diretto. Io sono capitato all’Elba un pò per caso per festeggiare il compleanno di un amico, che è lo chef Enrico Davoli. Ho conosciuto qui quella che è la mia attuale moglie, Fiona. E’ una ragazza maltese che viveva all’Elba. Mi sono innamorato dell’Isola e mi sono innamorato di mia moglie e ho lasciato il lavoro che avevo in città per venire a stare qua in mezzo alla natura. Una vita semplice però vera,  autentica ,ed eccomi qua.

In che anno è nata l’Enoteca?

Nel 2008

L’esperienza funziona, da un punto di vista economico va bene?

L’enoteca non è nata per creare un profitto, riusciamo a pagarci, riusciamo a far fluire bene il prodotto dei produttori mantenendo sempre in ordine la contabilità, e credo che siano tutti contenti, ma la cosa più bella è vedere che alla gente questo luogo piace.

Durante l’inverno fate delle serate a tema e io vi invido perchè non ci posso essere, ma durante l’estate perché non si fanno?

Il motivo è la gestione, in inverno riusciamo a creare un nostro circuito tutto di prenotazioni è tutta gente locale. Le serate a tema sono veramente le serate più belle, vengono i produttori del vino, ogni sera è un produttore diverso porta i suoi vini, noi studiamo gli abbinamenti e prepariamo un menù. Sono menù anche abbastanza complessi, e poi c’è la serata dove c’è la presentazione della cantina si parla del vino, si parla del cibo e dei prodotti dell’Elba che stanno bene con i loro vini. In estate non si riesce a fare questo perché non si può prevedere il flusso e la partecipazione, e diventa impossibile preparare allora noi  facciamo questi nostri sette, otto piatti tra freddi e caldi e la gente sceglie quello che vuole.

Credo sia importante che l’esperienza sia sostenibile, perché tante iniziative partono con le migliori intenzioni ma  poi se economicamente non reggono, chiudono. L’Enoteca della Fortezza mi sembra esportabile come modello.

Indubbiamente è esportabile come modello e noi siamo stati molto attenti nel cercare di limitare le spese.

In quanti ci lavorate?

Siamo quattro persone  in estate che prestiamo servizio, mentre in inverno siamo in due. Cerchiamo di mantenere un equilibrio, è chiaro che in estate si potrebbe essere in tanti di più e in inverno tante volte ci si ferma a chiacchierare, però va bene così con questi numeri la situazione è abbastanza in equilibrio.

Avete anche un servizio di vendita on line?

Noi come enoteca abbiamo un servizio on line per quanto riguarda il vino, devo dire che non è usato non tantissimo. Non molto vino esce dall’isola,  la maggior parte viene consumato o venduto sul posto.  Anche perché sono in genere delle piccole produzioni.

 Intervista di Valter Giuliani

 www.enotecadellafortezza.com