Claudio Masala

Quella di Claudio, che si definisce un “cuoco in viaggio” e dj, è una esperienza particolare che ha un sapore di contemporaneità e di leggerezza, è una esperienza dove la cucina e la musica si mescolano in una dimensione trans culturale mediterranea. Claudio è un viaggiatore, un musicista e un amante della buona cucina genovese. Non la cucina “etnica” come vengono definite le cucine “lontane” culturalmente da noi, ma  al contrario alcuni piatti della tradizione genovese proposti oggi a  Barcellona e poi in altri luoghi. Viaggia per condividere la propria esperienza con chi ama i sapori della cucina autentica raccontando, per mezzo di performance culinarie le sue avventure.   La cucina, come la musica, medium culturale.

 Come è iniziata questa avventura?

E’ iniziata nel febbraio del 2011 a Barcellona con la presentazione del “Pesto Cooking”. Sono arrivato a Barcellona lo scorso anno con il “Bcn International Cooking Club” (Couch Surfing) che è un gruppo creato per conoscersi e cucinare. Nell’arco di poco tempo una persona ha messo a disposizione una cucina e  abbiamo iniziato questo meeting, abbiamo passato la giornata insieme, ho conosciuto altre persone interessate e da lì è nata l’idea di proporre il pesto come un evento. Io mi trovavo in un hostal tipo B&B che aveva uno spazio artistico dove facevano incontri e avevano una cucina, così ho proposto loro di fare un evento che ho chiamato “Pesto Party”. Con il mortaio in marmo, che avevo con me, e gli ingredienti del posto che erano quelli originali, ho fatto una dimostrazione di come fare il pesto alla genovese.

Hai iniziato a cucinare allora o  avevi già esperienza?

Personalmente ho sempre amato cucinare però sempre a livello casalingo, tra amici.

Ti sei inventato questa iniziativa a  Barcellona?

Si praticamente si, però mentre proponevo questa iniziativa ho incominciato a fare un corso professionale da cuoco per acquisire degli di strumenti in più rispetto alla parte  creativa. Nel luogo dove ho proposto questa cosa ha avuto un buon successo perché mi hanno pubblicato su di una rivista web che  si chiama Le Cool. E’ una rivista che c’è in tante città d’Europa e qui a Barcellona è molto seguita e fa una selezione molto stretta degli eventi che ci sono in città. A Barcellona ci sono mille eventi tutti i giorni, tutto l’anno è gia un lavoro capire cosa andare a fare la sera. Questa rivista mi ha pubblicato mettendo la mia iniziativa come una cosa curiosa, divertente, un pò della cultura gastronomica italiana e un  po’ lo stile di tornare a fare le cose come si facevano una volta.

Un ritorno alla tradizione

La tradizione e quindi grazie a questo ho avuto subito molta risonanza e addirittura una radio locale catalana è venuta ad intervistarmi. Io sono arrivato qui che non conoscevo nessuno, assolutamente sconosciuto; queste cose in Italia sono impossibili da realizzare, qua sembra che ci sia più curiosità più attenzione per quello che può succedere o che comunque  puoi proporre. Dopo questa performance  ho continuato a proporre degli eventi una volta al mese in questo luogo. Una volta ho organizzato uno showcooking con il risotto, una volta ho organizzato uno showcooking con la degustazione di ricette afrodisiache . Un po’ spiego, racconto delle cose, un po’ cucino e poi dipende dai posti perché se ho una cucina abbastanza grande faccio una cena, quando non ho lo spazio faccio più una degustazione. Il pesto lo posso preparare freddo e poi mi invento il modo per farlo assaggiare alle persone. E’ andata un po’ cosi si è sparsa la voce e mi è capitato di persone che ho conosciuto che erano interessate e di locali dove mi sono proposto e abbiamo fatto iniziative di questo tipo adattandole al posto, poteva essere di sera o di giorno e poi siccome mi dedico anche a fare il disc jockey mettevo sempre una parte di musica che poteva essere uno degli ingredienti

Pensi di continuare su questa strada  

In questo momento continuo a credere che queste cose si possono fare nonostante il momento molto difficile e complicato. Io me ne sono andato da Genova dicendo qui in Italia c’è uno stato di depressione cronica diffusa.

Nella tua esperienza la cucina era una passione

Si in realtà la mia esperienza lavorativa è stata varia ho lavorato tanto nel sociale nella cooperazione sociale, poi ad un certo punto mi sono stancato ho preso una pausa e mi sono dedicato ad attività commerciali però ho sempre avuto la voglia di cercare una dimensione mia. Ho provato diverse strade e adesso voglio giocarmela al massimo e i risparmi che ho cerco di investirli in questa direzione e vedere cosa succede.

Da che parti abiti a Barcellona

Sono nel Raval,  e prima ero a Gracia a me piace girare muovermi ogni quartiere ha le sue caratteristiche: Gracia è più un quartiere della movida con la gente fuori la notte. Il Raval è una zona multietnica ma non è pericoloso come mi avevano detto, anche perchè di notte c’è molta gente in giro per le strade ( oltre alla presenza della guardia urbana ). Qui c’è gente di tutto il mondo, si dice che i catalani siano un pò come i genovesi chiusi e tirchi. Ci vuole un pò di più ad entrare in contatto. Io sono arrivato in maniera spontanea e  tra le persone che ho conosciuto ci sono anche dei catalani con alcuni ho stretto facilmente ottimi rapporti di amicizia e con  altri buoni rapporti di collaborazione per gli eventi.

Credo che se rimani li e impari un po’ di catalano, come sai ci tengono, ti si apriranno molte porte.

Non l’ho ancora fatto ma lo farò. Una idea che ho è quella di fare un viaggio nel mediterraneo sempre con questa modalità del couch surfing e, attraverso le persone che ti ospitano, raccontare una ricetta, un piatto legato al posto e alla persona che lo cucina aggiungendo immagini e musica potrebbe diventare un ebook o un blog. Un modo per raccontare le persone e le cucine del mediterraneo viaggiando nelle case che ti ospitano.

 

Intervista di Valter Giuliani

 www.djmasa.it

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